Roberto Moschino

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Nei meandri dell'uomo

Siamo nel mondo
ma non siamo del mondo
l'uomo non ha bisogno della terra
ma la terra ha bisogno dell'uomo,
seme nella metafisica del cosmo
in questo prunaio surreale
siamo una sfinge insabbiata
che il mare sfigura in un ghigno,
di questa equazione universale
non c'è dato conoscere il sistema;
il destino i modi ed il tempo,
il passaggio è una lunga tappa
non si misura negli anni
ma ha bisogno di millenni.
Nello scorrere dei plurimi istanti
dove slabbri tra il sacro e il profano
ora sei il suono d'una ocarina
ora lo strepitio d'una buccina;
la clessidra ne marca le ore
così sospeso tra fragore e armonia
ti appoggi turbato ad un ramo,
sul capo si posa una foglia
che disegna uno spicchio di luna
e una corona di stelle
fasciano il cielo di luce,
l'albero che ti ha preso la mano
non ti lascia tra le spoglie del nulla,
non è il melo del tradimento
ma l'albero sacro della betulla
che nell'immaginazione di un mito
ti apre le porte del firmamento.