Nei meandri dell'uomo
Siamo nel mondo ma non siamo del mondo l'uomo non ha bisogno della terra ma la terra ha bisogno dell'uomo, seme nella metafisica del cosmo in questo prunaio surreale siamo una sfinge insabbiata che il mare sfigura in un ghigno, di questa equazione universale non c'è dato conoscere il sistema; il destino i modi ed il tempo, il passaggio è una lunga tappa non si misura negli anni ma ha bisogno di millenni. Nello scorrere dei plurimi istanti dove slabbri tra il sacro e il profano ora sei il suono d'una ocarina ora lo strepitio d'una buccina; la clessidra ne marca le ore così sospeso tra fragore e armonia ti appoggi turbato ad un ramo, sul capo si posa una foglia che disegna uno spicchio di luna e una corona di stelle fasciano il cielo di luce, l'albero che ti ha preso la mano non ti lascia tra le spoglie del nulla, non è il melo del tradimento ma l'albero sacro della betulla che nell'immaginazione di un mito ti apre le porte del firmamento.