Maria
Da inno a Maria di L. Santucci Non è un uomo dunque è un'ombra che la coprirà, calando da sublimità vertiginose oltre le aquile, oltre gli angeli. Nessuna donna avrebbe accettato di unirsi al mare e alle tempeste al firmamento dalle ignote stelle alla sabbia impastata di conchiglie. Tu hai accettato quello sposo sconfinato, senza occhi per guardarti nascosto in tutte le cose e pur così lontano e gli hai risposto il tuo sì. Sei diventata la mamma delle nostre paure dei soldati che perdono sangue dei figli senza più madre delle madri senza più figli degli uomini senza più casa né pane né Dio. Conosco i tuoi mille santuari pieni di cuori d'argento di stampelle e di bende insanguinate conosco fontane che hai fatto zampillare sulle piaghe degli infelici. Ti ho visto elargire le grazie più immeritate quella per cui il castigo sarebbe stato salutare. Io sarò più cara del gioco al fanciullo della guerra al guerriero del mare al marinaio della vita al moribondo. Il più piccolo dei vostri dolori passerà dentro di me come nella vela lo spiro del più effimero vento e lo raccoglierò nel cavo delle mie mani e aliterò sopra il mio respiro misericordioso. Io sarò per ognuno la pietà senza calcolo e senza giustizia l'indulgenza senza pegni e rancore, colei che vi vorrebbe giocondi solo perché mi chiamate mamma. Guarda e vede laggiù da questa torre i vostri altari accesi, a mille a mille, come occhi sbarrati su di me nell'affanno, come luci di barche prossime a naufragare. Io sono la Vergine. .