Roberto Moschino

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Mare nostrum

Il pianto del mare si confonde
con il pianto del naufrago
una fila di scogli
formano una dentiera
quali aguzzi quali levigati
animati da un narciso di gabbiani.
Tutto appare immobile
l'ombra allunga le mani
accarezza una sabbia sbavata
dipinge il colore della vita,
poi un lampo un grido
non è cambiato il tempo
è una barca in avvicinamento
culla rassegnata tra i flutti,
il mare ha ripreso i sensi
gli occhi chiusi smarriti
affondano disperati col nido,
mentre tra le mani trema
l'ultima goccia di latte.
Nessuna voce nessuna omelia
solo un respiro bisbigliato
che raggiunge la costa
e lì si disperde inaudito.
Allora fu che i gabbiani
vinto il torpore dell'uomo
strepitano si alzano in volo,
non è più tempo di colluvie
numerare su di un pezzo di carta
quanti potrebbero morire;
i gabbiani guerrieri del cielo
sbeccano i cuori e le coscienze
sbattono contro i vetri dell'inedia;
non è dato marcire nel nulla.
Il sole scandaglia tra i flutti
mentre in volo una cicogna
trasporta un sorso di luce.