Mare nostrum
Il pianto del mare si confonde con il pianto del naufrago una fila di scogli formano una dentiera quali aguzzi quali levigati animati da un narciso di gabbiani. Tutto appare immobile l'ombra allunga le mani accarezza una sabbia sbavata dipinge il colore della vita, poi un lampo un grido non è cambiato il tempo è una barca in avvicinamento culla rassegnata tra i flutti, il mare ha ripreso i sensi gli occhi chiusi smarriti affondano disperati col nido, mentre tra le mani trema l'ultima goccia di latte. Nessuna voce nessuna omelia solo un respiro bisbigliato che raggiunge la costa e lì si disperde inaudito. Allora fu che i gabbiani vinto il torpore dell'uomo strepitano si alzano in volo, non è più tempo di colluvie numerare su di un pezzo di carta quanti potrebbero morire; i gabbiani guerrieri del cielo sbeccano i cuori e le coscienze sbattono contro i vetri dell'inedia; non è dato marcire nel nulla. Il sole scandaglia tra i flutti mentre in volo una cicogna trasporta un sorso di luce.