L’ultimo saluto (ballata)
Così giovane buono solare inaspettata come una tempesta giunge la notizia ferale. Un incidente una malattia? In questa fatica esistenziale gira come un’epidemia, il fatto che ognuno sia mortale è una fastidiosa salmodia. Tu che ascolti in silenzio con le mani crociate sul petto tutto di cerimonia vestito trattieni il sospiro in sospetto. Vuoi vedere che lo sciupio delle lodi soffiate sul letto sono la resa dei conti una sorta di risarcimento per quel poco che hai avuto; già fuori tempo e fuori luogo si racconta la tua vita esemplare resa solenne nel triste momento. Il gioco s’intreccia di suoni il mormorio prima sommesso ora infuoca gli occhi e le labbra, il coro così scintillante appagato ti cinge d’alloro, tra un profumo di cuscini e corone colorifico mantello lentamente ti assopisci, godi di un sonno profondo accolto nel nuovo castello. Al cospetto del Padreterno testimone e imputato deponi la tua la tua eredità, all’esito dell’esame custodito sotto un palmizio odori di muschio e di vischio. Il dolore cenere sparsa ai piedi del camino fa il giro degli affetti, nel rendez-vous del pianto manca la coppa del vino l’abbraccio circolare ci avvolge e un nido di gocce offerenti disseta il viso dei parenti. Suona un cellulare tra il cicalio dei parenti: “perbacco bisogna andare!” Ci vediamo ad un’altra dipartita, per oggi la commedia è finita.