Roberto Moschino

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L’ultimo saluto (ballata)

Così giovane buono solare
inaspettata come una tempesta
giunge la notizia ferale.
Un incidente una malattia?
In questa fatica esistenziale
gira come un’epidemia,
il fatto che ognuno sia mortale
è una fastidiosa salmodia.
Tu che ascolti in silenzio
con le mani crociate sul petto
tutto di cerimonia vestito
trattieni il sospiro in sospetto.
Vuoi vedere che lo sciupio
delle lodi soffiate sul letto
sono la resa dei conti
una sorta di risarcimento
per quel poco che hai avuto;
già fuori tempo e fuori luogo
si racconta la tua vita esemplare
resa solenne nel triste momento.
Il gioco s’intreccia di suoni
il mormorio prima sommesso
ora infuoca gli occhi e le labbra,
il coro così scintillante
appagato ti cinge d’alloro,
tra un profumo di cuscini
e corone colorifico mantello
lentamente ti assopisci,
godi di un sonno profondo
accolto nel nuovo castello.
Al cospetto del Padreterno
testimone e imputato
deponi la tua la tua eredità,
all’esito dell’esame
custodito sotto un palmizio
odori di muschio e di vischio.
Il dolore cenere sparsa
ai piedi del camino
fa il giro degli affetti,
nel rendez-vous del pianto
manca la coppa del vino
l’abbraccio circolare ci avvolge
e un nido di gocce offerenti
disseta il viso dei parenti.
Suona un cellulare
tra il cicalio dei parenti:
“perbacco bisogna andare!”
Ci vediamo ad un’altra dipartita,
per oggi la commedia è finita.